Nel 1983 Mario Tagliabue inizia la sua attività di fotografo diplomandosi poco tempo dopo alla Scuola del Cinema di Milano.
Il suo percorso formativo lo porta a fotografare una moltitudine di soggetti diversi. Le immagini sono inizialmente ricche, scure, a tratti persino barocche, poi diventano gradualmente bianche, essenziali, minimaliste.
La sua è una vera passione per la cura di ogni minimo dettaglio durante il processo produttivo dell'immagine. Il suo lavoro e la sua meticolosa ricerca di tanti anni lo rendono uno stimatissimo specialista del “food” e del “table top” in campo pubblicitario.
Estrema esasperazione dello still life, il food è vivo sulla scena, parla, discute, è cibo per i sensi prima che per la bocca.
Il falso movimento... un'immagine dopo altra.
La storia non ha una sequenza logica, ma viene raccontata e scritta in uno stesso momento.
La spiga di grano che lenta si volge al sole...
Il fremito di una foglia...
La vita continua a emozionarci nella sua bellezza.
Il falso movimento... un'immagine dopo l'altra.
Un'idea alla volta, un suono alla volta, poi ci si sofferma sul significato nascosto. La sequenza è compiuta... una storia... forse.
Rosso, il colore della vita che palpita... L'energia vitale che non cessa di nutrire le cellule ha un movimento centrifugo che attrae l'occhio. Verde, il manto della natura che si offre... Un velo di rugiada accarezza un pomodoro maturo.
La scena di rigore: la fisicità al culmine del conflitto in atto.
Il desiderio istintivo di cogliere l'immediata bellezza, qualche cosa che la mia mente già possiede, qualche cosa che avevo immaginato in sogno.